a cura di Felicia Lamonaca
Venere era molto innamorata
di Adone, ma questi fu ucciso da un cinghiale durante la caccia.
Per riportarlo in vita la dea della bellezza si appellò a
Giove, ma, sfortuna volle che anche Persefone, dea dei morti, ne fosse
affascinata e voleva tenerlo con sé. Giove decise
così che Adone avrebbe vissuto una parte dell'anno nel regno
delle ombre e l'altra tra i vivi.
La dea, profondamente addolorata per la dipartita del giovane, volse le
vele della nave verso Ischia e mentre piangeva nel ricordo di lui,
riempiva le spiagge di lamenti, con queste parole: "Scorrete, lacrime,
segni evidenti di un triste lutto! Così conviene celebrare e
dare onore al giovanetto. Così il dolore bruci i cuori.
Né minor vena si sparga da perenne fonte e attesti eterno
amore al cenere. Occhi miei, versate eterne lacrime che la terra poi
restituirà nuovamente, dopo averle assorbite, come il fiume
Meandro che dopo tortuoso giro fa ritorno alle sue sorgenti”.
Alle parole della dea, la terra si fluidificò e nacque una
nuova fonte che prende il nome da Citerea ed è oggi nota
come Citara.
Webliografia:La storia è stata tratta dal seguente sito: S.N., “Venere
Citarea”, La Rassegna d’Ischia,
http://www.larassegnadischia.it/argomenti/leggende/citara.htm, (7
novembre 2005)