di Felicia Lamonaca
Nell’Ottocento le foriane portano gonne di seta, guarnite in oro, con un giubbetto di velluto. Ai piedi indossano delle pantofole ricamate. Sotto il giubbetto infilano una camicetta di tela ricamata con punto a giorno e mezzo punto, tutta merlettata, con bottoni d’argento al collo e ai polsini.
Coprono il capo con un fazzoletto scarlatto piegato a coda o a turbante. Un grembiule
ricamato gli cinge la vita.
Ignoto donna di forio sposata; edita in MASSIMO IELASI, Costumi dell'isola d'Ischia dal XVI al XIX secolo, Lacco Ameno, Imagaenaria, 2000.
A metà dell’Ottocento la moda cambia leggermente e le foriane
abbandonano i giubbotti ricamati, i grembiuli e i copricapo merlettati. Gli abiti sono
colorati, coprono le teste con scialli, che avvolgono le spalle e ricadono sul petto.
Un tipico ornamento delle donne foriane nell'Ottocento sono le navicelle, dei pendenti sormontati da spille a filograno o da perle. Le donne del luogo sono specializzate nella lavorazione dell'oro e nella costruzione di questi preziosi oggetti, detti alla genovese e poi alla foriana. La definizione alla genovese deriva dal suo inventore, Pantaleo Cappelli, nato e vissuto a Genova, che importò la sua arte a Forio dove morì di colera nel 1837.
Oltre alle navette le donne foriane lavoravano anche piccoli e graziosi pendenti a spille di filograno, lacci ed altri ornamenti.
Gli uomini del popolo si distinguono per il berretto rosso di lana, chiamato coppola di
Marsiglia, da dove proviene.