Alle cinque del mattino della Vigilia di Natale, quando
l’oscurità della notte ancora avvolgeva il paese,
già si sentivano i primi rintocchi delle campane della
Chiesa di S. Gaetano, che chiamavano a raccolta i fedeli.
Era il segnale dell’inizio del rito tanto atteso: la festa
del pesce.
I pescatori, che avevano vegliato per tutta la notte, erano
già intenti a selezionare e a trasportare i pesci, ben
conservati nei maruffi
[1]
Le loro rauche voci, che tradivano la
stanchezza e l’emozione, l’impazienza e la
speranza, giungevano fin dentro le case, come a voler ricordare alla
gente di Forio, che loro erano pronti per il grande
“evento”.
Per due mesi i poveri pescatori avevano calato le nasse
[2], pescando
una buona quantità di pesci, gronchi, in dialetto chiamati
ruonche, morene, in foriano detti murene, aragoste etc. , che subito
erano stati depositati nei maruffi, ancorati nelle acque di Forio dalla
parte interna della scogliera del molo. In tal modo si potevano
conservare vivi.
C’era, però, il pericolo del cattivo tempo, che,
non solo avrebbe impedito ai pescatori di calare le nasse e quindi di
pescare, ma avrebbe potuto anche danneggiare i maruffi, favorendo
così la fuga dei pesci. In tal caso, essi si vedevano
privati, tutto ad un tratto, della loro
“ricchezza”, che tanta fatica era costata. E
questo, purtroppo, accadeva molte volte!
I pescatori, però, non si
avvilivano mai; dopo aver riparato il maruffo, ricominciavano daccapo,
raccomandandosi a S. Gaetano.
Mentre i pescatori preparavano le panche
nella piazza di S. Gaetano (oggi Medaglia d’oro), per
l’esposizione dei pesci, nella chiesa omonima tutti
partecipavano alla Santa Messa. Seguiva, poi, la processione del
“Santo Spirito” annunciatore della nascita di
Gesù, prevista per il giorno dopo con fiaccole e candele,
per tutto il corso principale fino alla marina, dove, tra fuochi
d’artificio, falò e suoni di campane, si poteva
assistere alla benedizione del mare, dei pesci e delle barche.
C’era tanta emozione in tutti!
Poco dopo iniziava la vendita dei pesci
e subito la piazzetta si movimentava riempiendosi di gente, che
curiosa, si accalcava per vedere meglio e più da vicino la
bellissima esposizione.
Tra tutti i pesci attiravano l’attenzione specialmente i
gronchi, le morene e le aragoste. C’erano degli esemplari
enormi, che si muovevano nei menelloni
[3].
Il loro aspetto destava impressione, ma la gente, nonostante avvertisse
un po’ di paura, era contenta ed eccitata. Il rito si
protraeva fino alla tarda mattinata.
Da alcuni anni si usa offrire un piatto caldo di pasta e fagioli,
allietato da una buona musica di giovani dilettanti.
Le origini di questa festa, in cui il sacro ed il profano si fondono in
una bella e perfetta armonia sono piuttosto lontane e quasi si perdono
nella notte dei tempi. Comunque, ancora oggi, è vivo
l’interesse per questo spettacolo, che, oramai, fa parte
della nostra tradizione.
Naturalmente, molte cose sono cambiate rispetto al passato, il pesce
esposto ad esempio viene importato e non pescato qui, di conseguenza il
lavoro dei pescatori è meno faticoso, inoltre le condizioni
generali di vita sono migliorate. Ma per fortuna non è
mutato l’interesse e il calore del popolo, che partecipa
sempre con entusiasmo a questo evento. È importante non
interrompere questa tradizione, che rappresenta una bellissima pagina
della nostra storia.